"Il Sahara non è poi tanto grande, in fondo, a voler guardare bene.
La gente là, non scompare come se niente fosse. Non è come qui, in città, nella Casbah..." (Paul Bowles)

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lunedì, 18 giugno 2007

PREMIATA MACELLERIA GENOVESE

 macelleria                                                                 

Siamo partiti stanotte, Pierre ed io, con zaino e sacco a pelo. Da Marsiglia a Genova, città sorella di sole e di porto, per unirci ai tanti che sperano un vivere diverso, in mezzo al puzzo delle multinazionali e delle vite incravattate di tanti morti viventi. Siamo partiti stanotte, Pierre ed io, con la voglia di essere tanti e di farci vedere e sentire, in questo luglio di luce, di azzurro. Sul treno gente come noi, jeans e chitarre, magliette colorate e risa, bandiere fai da te e sogni, una festa. Genova è città nobile, lo so. Bella ed altera d’altri tempi, che la capisci solo se la vedi dal mare. Siamo partiti stanotte, Pierre ed io, acqua minerale subito calda e panini e baci e carezze. Oggi è un mese che stiamo assieme. L’emozione di arrivare in una stazione che brulica, non hai bisogno di chiedere la strada, ti basta seguire il fiume colorato di gente che invade le strade e le piazze, che diventa corteo. Giornata lunga di cori, di palazzi che scorrono lenti ai lati, di suoni, di passi, di corse a perdifiato quando c’è chi trasforma la vita che vorremmo in qualcosa di altro, che non capisco. Stasera, finalmente, possiamo domare la nostra stanchezza, dopo tanto vivere. Srotolo il materassino vicino a quello di Pierre. Il sacco a pelo non serve, fa caldo. Nell’edificio dove ci siamo raccolti, le luci si smorzano. Chi fuma, chi parla sottovoce. Le braci nel buio sembrano lucciole metropolitane, in questa atmosfera da bivacco estivo. Sulle teste non ci sono le stelle, ma soffitti alti che ricordano quelli del nostro vecchio liceo. Le scuole sono uguali dappertutto. Ora mi arriva addosso la stanchezza ed ho solo voglia di stringermi a Pierre e lasciarmi cullare dall’ombra e dai suoni ovattati che poco a poco si fanno più lontani. Dormire.

Un calcio mi strappa al sonno. Caos, urla, pianti e bestemmie. Apro gli occhi. Sangue, qualcuno, tanti con i caschi azzurri, i manganelli, gli scarponi, Sputi, manganellate, mani che sradicano, afferrano, strappano. Sento qualcosa di caldo in bocca, un gusto strano. Sangue. Qualcuno mi mette in piedi. Lasciatemi. Non voglio camminare, non riesco a camminare. Lasciatemi. Non riesco a vedere bene. Non sono qui, non sono qui, non sono qui mi dico. Un ritornello, una nenia. Non voglio camminare, non riesco a camminare. Dov’è Pierre? Fuori è buio, luci azzurre, gente che urla. Non sono qui, non sono qui, io non sono qui.   

Postato da: miriam161 alle 17:08
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inserito in: legione straniera


Commenti
#1   18 Giugno 2007 - 17:33
 
... è un racconto vero? angoscia.

Black
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#2   21 Giugno 2007 - 19:24
 
Vergogna, angoscia, anch'io spero sia solo un racconto ma mi sento addosso quei calci, quelli sputi, quella violenza gratuita e istituzionale. Oggi dicono che c'è stato accordo ai vertici per nascondere quello che è successo alla scuola Diaz. Il capo della Polizia, De Gennaro, avrebbe ordinato false testimonianze. Cosìaltro aspettarsi da un poliziotto se non che copra i suoi uomini? Ma restano le pozze di sangue e i sogni spezzati di tutti coloro che a Genova, nel luglio 2001, sono andati con la bandiera colorata e la chitarra e sono tornati cambiati dentro più ancora che fuori, feriti nell'anima. E come si scontano le ferite dell'anima?
Laura
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#3   21 Giugno 2007 - 20:37
 
Domanda potente la tua, Laura. Potente e dolorosa. E' un racconto, il mio, ma so che c'è chi ha vissuto tutto questo davvero. Italia come il Cile, in questo caso. Amnesty International, di cui sono membro orgoglioso da molti anni, ha scritto pagine documentate in merito. Che nessuno avrebbe voluto mai leggere.
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